SARA CAMPORESI

L’essenziale è invisibile agli occhi, per tutto il resto c’è una fedele fotocamera

Fotografia · Digital Storytelling
Accoglienza museale · Laboratori Didattici · Curatela mostre per artisti

Una giovane fotografa da sempre appassionata di arte, da tempo unisce questo interesse alla spontaneità del racconto fotografico, vissuto non solo come classico resoconto di esperienze ed incontri, ma come vero e proprio storytelling che con scatti più personali e creativi trasmetta il fascino segreto dei luoghi urbani e degli ambienti della cultura, svelati attraverso immagini e parole come una "Phototeller - fotografa narratrice".
Da qualche anno si occupa anche di curatela di mostre di arte e fotografiche per altri creativi e gruppi associativi.

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POINT OF VIEW: FOTOGRAFIA E INTERIORITÀ
Ripartire. Viaggiare sullo scorrere del tempo per indagare i molteplici aspetti delle nostre vite, alla scoperta dei misteri non risolti e delle evoluzioni incondizionate del nostro Io.
Un lungo viaggio dove si rincorrono passioni, sperimentazioni, rinascite e cambiamenti in uno spettacolo teatrale da portare costantemente in scena e dove il ruolo da protagonista viene lasciato all'icona del grande viaggiatore: un errabondo esploratore di se stesso, ancor prima che dei mondi che lo circondano.
Proiettarsi all'avanscoperta di nuovi coinvolgimenti sensoriali, lasciandosi conquistare dall'idea di armonizzare gli opposti delle cose, sintonizzare corpo e spirito, smussare i nostri contrasti e trovare un nostro equilibrio interiore.
Perché conoscersi meglio significa soffrire meno. Affrontare il vuoto dei grandi «spazi dell'Io» per riempirli con qualcosa di nuovo.
Sospesa in questo viaggio tra effimero ed eterno, annego il pensiero mentre l'occhio naufraga a cercare ispirazione.

MOSTRA ‘MANDARAVA. FIORI IN CANTO’ DI PATRIZIA GARAVINI
Conservando come fil rouge del percorso "la materia", la personale negli spazi espositivi di ArtealMonte di Forlì a maggio 2019 é un intimistico viaggio tra ceramica, porcellana, metalli e tessuto che conduce con assoluta delicatezza a fermarsi, interagire e riflettere oltre l'apparenza delle cose.
Liberati dalla forza di gravità, i volumi delle sue creazioni esplorano lo spazio come fossero anime flessuose ed eteree che si spostano in bilico nel tempo, tra passato e futuro.
L'elemento centrale scivola leggero dall'alto divenendo protagonista assoluto della scena, in un perfetto vortice che avvolge e simboleggia l'ineluttabile destino della vita, l'effimera caducità dell'esistenza (e il suo continuo rinascere).
Anziché edulcorata la materia è resa all'essenziale, in una dimensione narrativa non solo per la vista ma anche per l'udito, sollecitato dalle frequenze sonore che l'opera Mandarava genera ad ogni carezza di mano dell'artista, come fosse un mantra buddista o un'invocazione vibrante, capace di penetrare inconsciamente e istantaneamente i misteri del nostro 'io'.
Siamo di passaggio, nomadi in continuo divenire, soggetti a mutevoli capovolgimenti che mettono in continua discussione la nostra stabilità: la nostra humanitas così fragile, così imperfetta.

MOSTRA “XI COMANDAMENTO : NON DIMENTICARE” DI MUSTAFA SABBAGH
Inaugurata ad ottobre 2017 nel prestigioso spazio espositivo della Chiesa di San Giacomo di Forlì, la mostra antologica “XI Comandamento: Non dimenticare” del fotografo italo-palestinese Mustafa Sabbagh in soli tre mesi ha riscosso una grande affluenza di pubblico e suscitato curiosità nei maggiori esperti del settore.
Una accurata selezione di immagini in grande formato alternate ad installazioni video che hanno saputo rispecchiare la fama dell'artista, noto per la sua esasperata ricerca estetica portata all'estremo per divenire vera e propria analisi antropologica globale.
Osservando con accuratezza il suo lavoro, nasce spontanea la domanda se esista o meno un "lato oscuro" della bellezza, che in secoli di capolavori d'arte non sempre é stata sinonimo di perfezione o virtù estatica. A volte si é rivelata essere qualcosa di "aberrante", totalmente diverso dai canoni classici.
In questa tracotante ricerca estetica, Mustafa Sabbagh emerge come uno dei più innovativi ed influenti fotografi contemporanei, un artista con un'idea alternativa di bellezza, dove il "nero" domina tutto il suo concept artistico.
Un non-colore che per Sabbagh rappresenta verità, pietà e bellezza, in un viaggio non convenzionale attraverso l'altro lato del "bello", quello più depistante e artisticamente "violento". Tipicamente associato all'ignoto o al negativo, il nero diventa scelta cromatica predominante ad esprimere emozioni positive, prive di vincoli, fulcro di verità.
Un nuovo modo di sentire e creare bellezza.
Obiettivo primario é condurre lo spettatore ad un momento intimo di riflessione atto a concepire il corpo umano nelle sue varie figurazioni come argomento carico di suggestioni, che il fotografo consegna all’età contemporanea come un mistero non ancora risolto.
Una interpretazione dalla forte valenza simbolica e sociale, dove il corpo diviene a tutti gli effetti forma d'arte, non più solo la sua ispirazione.
Satelliti dell’antologica, tre ulteriori installazioni sono state elaborate dall'artista negli spazi superiori dei Musei San Domenico e Musei Civici - Forlì, ad omaggio della statua Ebe del Canova, e nelle sedi espositive distaccate di Fondazione Dino Zoli e Galleria Marcolini in Forlì.
Sabbagh, che con destrezza e senso scenico ha saputo confermare quanto la "bellezza" soprattutto in relazione all'arte sia complessità, sublime e inafferrabile magnete che cattura la nostra attenzione, annichilendo ogni nostro tentativo di controllo.
Che piaccia o meno, volutamente provocatorio, Mustafa Sabbagh ne esce vincitore.

MOSTRA “IL VIAGGIO DI EBE”
In occasione dei duecento anni dalla realizzazione della magnifica opera marmorea di Antonio Canova datata 1816 per commissione della contessa Veronica Zauli Naldi Guarini di Forlì, i Musei San Domenico propongono a fine 2016 una ensemble espositiva di preziosi modelli in gesso creati dal grande artista, che empiamente furono mutilati dal crollo del tetto della Gipsoteca di Possagno, durante un pesante scambio di artiglieria e granate in una "fredda e brumosa giornata di dicembre 1917".
Parzialmente restaurati negli anni subito successivi, questi gessi frammentati conservano ancora la loro pacata ed eterea bellezza come solo l'artista era in grado di interpretare, rendendo la materia più "vivida", il gesso più "prezioso", il marmo più "umano".
Il "Viaggio di Ebe", così intitolata la temporanea mostra forlivese, è un vero e proprio percorso attraverso questi resti d'arte oltre il tempo e lo spazio del Canova fino alla loro massima contemplazione nei giorni nostri, concentrandosi in particolare sulla figura di Ebe, ospitata in diversi palazzi storici della città fino alla sua ultima collocazione nella sala ovale dei Musei San Domenico.
Ogni visitatore può ammirare la statua di Ebe e con lo sguardo sfiorarne la "forma", con la mente scoprirne l' "essenza", con uno scatto fotografico renderla “viva".

LA PINACOTECA CIVICA DI FORLÌ
Tra le istituzioni museali, la Pinacoteca civica di Forlì copre un ruolo di assoluto rilievo storico e culturale, inserendosi a pieno titolo tra le proposte turistiche del comprensorio forlivese insieme a Palazzo Romagnoli (che ospita in maniera permanente la Collezione Verzocchi), al Museo Romagnolo del Teatro, al Museo Etnografico, al Museo del Risorgimento.
Costituita nel 1838, ebbe come scopo primario quello di dare organicità e luogo istituzionale all’insieme di opere conservatesi dopo le soppressioni napoleoniche, rinvenute in seguito al rifacimento di edifici pubblici o grazie ad importanti donazioni da parte di privati e famiglie nobili forlivesi.
Intitolata a Melozzo degli Ambrogi, nel 1922 trovò storica collocazione nell'imponente Palazzo del Merenda, progettato nel 1722 in Corso della Repubblica 72 su progetto di Giuseppe Merenda (inizialmente come antico Ospedale per gli Infermi), che divenne negli anni successivi destinazione anche per la Biblioteca "Aurelio Saffi" ed altri musei civici nel frattempo fondati.
A partire dal 1996, gran parte delle opere della pinacoteca vennero spostate nella loro attuale collocazione all'interno del complesso dei Musei San Domenico, nell'ex convento dei Domenicani, in una raccolta che copre un arco di tempo dal XII al XVII secolo.
Tra queste spiccano pezzi d'arte di pregevole realizzazione, ad esempio l'affresco quattrocentesco 'Il Pestapepe', le tavole del Beato Angelico e di Lorenzo di Credi, le opere di Marco Palmezzano, la cosiddetta Madonna della Pace dipinta da Vitale da Bologna e la tanto apprezzata 'La Fiasca con fiori', di modi caravaggeschi e ancora di dubbia attribuzione.
Ruolo privilegiato é riservato naturalmente alla celebre scultura marmorea Ebe di Canova, eccelsa espressione neoclassicista, realizzata tra il 1816 e 1817 su commissione della Contessa Veronica Guarini di Forlì.
Oltre alle collezioni permanenti, i Musei San Domenico ospitano continue esposizioni temporanee di grande rilevanza per qualità critica e successo di pubblico.

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